PRESS (IT)

Recensioni, Note di copertina, Interviste.



THESE HUMAN BEINGS / NOTE DI COPERTINA
(Dave Liebman & Enrico Rava)

“Great record. Wonderful music with a very diverse repertoire, played flawlessly. You can hear the spirit and mutual respect the three musicians have for each other and the music. These guys have a history to be sure.”

DAVE LIEBMAN

Quando la musica va al di là delle note, delle armonie e del ritmo, si trasforma in esperienza di vita, in qualcosa che è molto di più del piacere fisico dell’ascolto. C’è l’avventura, la ricerca ma c’è anche il cuore. C’è rabbia e amore. C’è l’urlo ma c’è anche il canto. Questi tre splendidi musicisti ci raccontano il loro Essere Umani. Grazie.”

ENRICO RAVA

THESE HUMAN BEINGS / RECENSIONI

These Human Beings è un notevole esempio di sodalizio tra musicisti italiani e americani. Vernizzi, Sgobbio e Wight non hanno alcun problema nel trovare un territorio comune, utilizzando sia elementi post-bop sia d’avanguardia. In entrambi i casi, These Human Beings funziona a tutto vantaggio della creatività.

ALEX HENDERSON (JAZZ INSIDE MAGAZINE – usa)

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Pericopes + 1 fa il suo ingresso nel mercato americano con These Human Beings, con il « +1 » rappresentato dal batterista newyorkese Nick Wight. Il programma variegato, le interazioni musicali e il pensiero progressivo alla base di questo progetto sapranno sicuramente generare interesse da questo lato dell’Atlantico. Se la definizione greca di pericope è un insieme di versi formanti una unità coerente o un pensiero, Vernizzi, Sgobbio e Wight calzano perfettamente in questa definizione e These Human beings è un album impressionante.

KARL ACKERMANN (All About Jazz – usa)

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Il trio Pericopes+1 apporta influenze del ventunesimo secolo al suo album These Human Beings. È un jazz moderno la cui forza risiede nell’intelligenza delle melodie e nello spirito delle improvvisazioni. Tutti i brani mostrano potenza e intenzione. Pericopes+1 dimostra anche maestria nel gestire sapientemente le dinamiche e i vari climax.

david kunian (downbeat magazine – usa)

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L’aspetto più sorprendente di questa formazione risiede nell’ambizione, che mai ostacola l’accessibilità della musica. I musicisti suonano con intelligenza e cuore, in ogni momento.

JOHN FREDERICK MOORE (JAZZIZ – USA)

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La forza di questo album sta tutta nella rara capacità di proporsi portando il racconto oltre le note e i ritmi, e trasformare il viaggio in esperienza unica e condivisa. Un progetto ambizioso e riuscito.

PAOLO ODELLO (IL FATTO QUOTIDIANO)

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Il duo Pericopes sperimenta una nuova dimensione con l’arrivo di Wight. Il trio dimostra di funzionare perfettamente.

Enzo Boddi (Musica Jazz)

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Il trio si concede il tempo necessario per sviluppare le proprie composizioni riuscendo a non ripetersi, e senza evitare di sperimentare. La musica, dall’inizio alla fine, continua ad affascinare. La scelta del batterista è stata una buona mossa.

robin arends (jazz nu – netherlands)

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Questo nuovo lavoro These Human Beings è un’autentica sorpresa. Un disco personale e stimolante, di alto livello, realmente in equilibrio tra la tradizione musicale europea e quella d’oltreoceano.

neri pollastri (all about jazz italia)

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La musica del trio Pericopes, per quanto complessa e fondata su cambi di tempo quasi esoterici, mantiene sempre un carattere gioioso, grazie anche a dei riff di derivazione straight-ahead e funky. Entrambi Vernizzi e Sgobbio possono muovere velocemente sui rispettivi strumenti, oppure concentrarsi su singole apposite note, ripetute a certi intervalli. In particolare, è altamente interessante osservare Sgobbio, mentre costruisce le sue improvvisazioni influenzate da elementi post-rock.

KEITH BRUCE (HERALD SCOTLAND – UK)

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Wight assicura una solida pulsazione ritmica in ogni brano, intercettando con i piatti le varie frasi suonate da Vernizzi. Il connubio tra batteria e le note basse del piano di Sgobbio provvede a mantenere un ritmo insistente e stabile attraverso ogni brano. L’unità del trio, anche nei momenti in cui il ritmo viene destrutturato, risulta sempre netta e impeccabile.

CHRIS BABER (JAZZVIEWS – UK)

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Pericopes + 1 è perfettamente nella sua epoca: These Human Beings è un cocktail pieno di imprevisti, nel quale musicalità e arditezza si frequentano con una gustosa omogeneità.

BOB HATTEAU (improjazz – fr)

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Pericopes+1 cercano e trovano varie modalità esecutive, inventando una musica che non manca né di personalità né d’energia.

THIERRY GIARD (CULTUREJAZZ – fr)

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Tra effervescenze ed evanescenze sonore, gli artisti intraprendono un dialogo serrato nel quale si rispondono mutualmente: accompagnandosi, opponendosi, in accordo in disaccordo, tendendosi l’un l’altro ora delle trappole ora sostegni ritmici o armonici. Suonano insieme una musica cerebrale, conservando al tempo stesso la loro spontaneità e sensibilità.

NICHOLAS HILLALI (LES CHRONIQUES DE HIKO – fr)

La proposta dei Pericopes acquisisce, con l’inserimento del batterista americano Nick Wight, nuove proprietà dialettiche (Through Piat). L’asse espressiva si sposta verso un contemporary jazz dalle dinamiche più accese, influenzate dalla moderna scena newyorkese, che si assomma allo spiccato senso lirico di estrazione europea.

antonino di vita (jazzit)

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Pericopes+1 è un capolavoro moderno.

PARLIAMO DI JAZZ

Un duo+1 pieno di espressività. L’alternarsi di stati di volatilità e solennità crea permette all’album – brano dopo brano – di raggiungere territori emozionanti e appaganti.

DAVE SUMNER (BIRD IS THE WORM – USA)

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Ecco una sorpresa che si eleva ben al di sopra di un album ben eseguito e con pregevoli assoli. Qui i tre giovani musicisti sfornano idee, ambientazioni e suggestioni ben lontane dal comune e consueto sentire. Ci si trova in territori poco battuti ma si percorrono le tappe di questo album con il piacere quasi fisico della scoperta.

roberto dell’ava (tracce di jazz)

Una musica intensa ed energetica, ricca di freschezza e luminosità. Album altamente consigliato!

JACEK BRUN (JAZZ FUN – GER)

La cura del suono è assoluta, e ogni nuovo ascolto rivela finezze, sfumature, dettagli che la sobrietà della schiva ma profondissima poetica dei Pericopes non svela da subito.

Con l’intervento del validissimo batterista, che si inserisce a volte dialetticamente e non come semplice sostegno, la musica del duo acquista una dimensione inedita, che arricchisce i già notevoli punti di forza, cioè l’empatica intesa, il senso lirico, un gusto dell’esplorazione basato su una corposa preparazione accademica che lascia spazio alla creatività.

VINCENZO FUGALDI (JAZZITALIA)

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La natura aperta del progetto accoglie a bordo il batterista Nick Wight, quel “+1″ efficace e protagonista assoluto nel finale Changing World, affresco nostalgico che segna la vetta emozionale di un album coraggioso e mai scontato.

ENRICO RAMUNNI (ROCKERILLA)

Senza alcun dubbio, un trio che propone una scrittura molto dinamica, progressiva, al tempo stesso ricca di percorsi melodici e di interplay.

JONAS KOLBE (MOS EISLEY MUSIC)

These Human Beings è un album denso di humus artistico.

Stefano Dentice (Extra Music Magazine)

Il trio ha il merito di non frequentare il neobop imperante e nemmeno di volgersi all’estatico scandinavo. Nelle loro ritmiche spezzate si ritrova piuttosto l’estetica di certo rock con pretese sperimentali, frammentato e multidirezionale. Equilibrata la distribuzione delle parti, a dare un senso di unità alle improvvisazioni.

PIERCARLO POGGIO (BLOW UP)

Un lavoro di scavo dove la ricerca individuale e collettiva si plasma in una musica densa, ricca di significati.

franco bergoglio (magazzino jazz)

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Nick Wight aggiunge all’impasto timbrico del pianoforte e del sax una profondità ritmica che completa in maniera efficace questa proposta musicale. Il tutto scorre su uno sfondo armonico continuamente cangiante, coerente con la varietà ritmica che questa formazione allargata riesce ad esprimere con naturale affinità. Un mondo espressivo complesso e intenso.

ALESSANDRO RIGOLLI (gazzetta di parma)

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Ci sono i complimenti di Dave Liebman ed Enrico Rava tra le note di copertina dell’album “These Human Beings” firmato Pericopes + 1. Parole di elogio ampiamente meritate del trio, perché le dieci tracce in scaletta propongono una musica dal taglio moderno, personale, e curata nel dettaglio formale ed espressivo. Giochi timbrici, sovrapposizioni melodiche e incastri ritmici sono alla base del modulo sonoro multiforme costruito dal trio.

ROBERTO PAVIGLIANITI (STRATEGIE OBLIQUE)

Le dieci tracce che compongono il nuovo album dei Pericopes+1 conducono l’ascoltatore in una dimensione sonora dove il dialogo e la revisione concettuale dei ruoli di ogni interprete accolgono il jazz del futuro.

daniele camerlengo (suono)

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PERICOPES / INTERVISTE

Pericopes+1 at the Gateshead Jazz Festival / INTERNEW webzine (UK)

LEGGI L’INTERVISTA (in inglese)

INTERVIEWED BY CATHERINE MARKS

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Pericopes e il questionario di Proust / All About Jazz Italia

LEGGI L’INTERVISTA

INTERVISTA DI PAOLO PEVIANIlogo-10

Pericopes+1 / Special to The Times Tribune

LEGGI L’INTERVISTA (IN INGLESE) SU THE TIMES TRIBUNE

INTERVISTA DI PATRICE WILDING

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Pericopes+1 / La musica di questi esseri umani

leggi l’intervista su JAZZ CONVENTION

INTERVISTA di marco buttafuoco

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Pericopes: nuovo jazz italiano tra Parigi e New York

leggi su musicajazz.it

intervista di rosarita crisafi

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“A Jazz meeting”: parla il pianista del duo Pericopes.

Leggi su TGCOM24

INTERVISTA DI Giancarlo Bastianelli

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Pericopes – intervista per “La Gazzetta di Parma”

LEGGI L’ARTICOLO

INTERVISTA DI MARGHERITA PORTELLI

gazzettadiparma

PERICOPES+1 – Il nuovo cd “These Human Beings”

ASCOLTA L’INTERVISTA SUL SITO DI RADIO EMILIA ROMAGNA

INTERVISTA DI CINZIA LEONI

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FRAMES / REVIEWS

 Un’esperienza d’ascolto meravigliosa. Musica fatta con amore e musicisti perfettamente in-sync. Se ancora non conoscete questo gruppo, concedetevi questo piacere e non resterete delusi.

DOM MINASI

Disco sublime. Alcuni momenti magnifici in questa registrazione. Entrambi gli artisti pienamente attivi sui loro rispettivi strumenti.

DAVE SUMNER (BIRD IS THE WORM)

Non sono quindi le radici, pur importanti ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore. È piuttosto il clima di apertura mentale, di vastità di orizzonti che la loro musica suggerisce. Sono giovani artisti di questo calibro, liberi da pregiudizi ed ideologismi, che stanno creando la musica del domani.

MARCO BUTTAFUOCO (JAZZCONVENTION)
foto © Lisa Marchiani